LA TERZA ERA

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venerdì, 25 marzo 2005
04.2020

Le preoccupazioni di Giselle si rivelarono fondate. La sera tutto era pronto. Il locale era uno schifo, pieno di gente maleodorante. Aveva tre entrate da sorvegliare. A Giselle toccò la principale. Una piccola porta arrugginita in cui piano piano scomparivano persone senza un senso apparente, il cui unico scopo era quello di attraversarla il prima possibile. Si concentrò sulla foto che le sarebbe dovuta servire per riconoscere l'uomo. Le venne in mente che magari qualcuno le avrebbe potuto sparare, che magari l'uomo non si sarebbe mai fatto vivo e che tutto sarebbe andato a puttane. Non voleva morire però, ne era sicura e un po' se ne stupì anche. Passarono due interminabili ore. Niente era successo. Nessuno. Poi lo vide, incrociò il suo sguardo e per pochi istanti il sangue fece una sosta. Stava uscendo. Giselle chiamò Morgenfeld e l'avvertì, poi incominciò a seguire l'uomo. Attraversò il cortile di fronte al locale e si diresse pochi metri al dì là della strada in un parcheggio. Non si vedeva un gran che. Giselle lo seguiva. Cercava di convincersi che era tranquilla e che tutto sarebbe andato liscio, ma aveva paura che l'uomo si girasse e incominciasse a sparare o che sentisse una pistola puntata nella schiena. Intanto l'uomo si avvicinò ad uno dei tanti tir parcheggiati. Scese un secondo uomo. Giselle era a centocinquanta metri dai due. Per un istante le sembrò che qualcuno fosse dietro di lei. Si voltò e non c'era nessuno. Era confusa e terrorizzata. Per poco non dimenticava perchè era lì. Fece due foto: una all'uomo che aveva seguito, un primo piano del volto, un'altra ai due che si stringevano la mano. Mise via la macchina fotografica proprio mentre i due si congedavano. L'uomo del camion risalì, l'altro tornò sui suoi passi. Giselle rimase ferma, immobile lungo la strada. Dette l'ultima occhiata al camion in manovra e vide che era un camion della Genetech. Cercò di prendere il numero di targa. Sussultò. Rispose al cellulare. Era Morgenfeld, aveva una voce insolita, floscia. Le disse che adesso avrebbe fatto bene a darsela a gambe. Non disse altro. Giselle lo prese alla lettera e cominciò a correre verso la macchina, due isolati più in là. Era spaventata e il suo cervello smise di pensare. Proprio di fronte al Blue Amnesia sentì una voce che la chiamava. Due uomini massicci in completo nero stavano cercando proprio lei. Continuò a correre e sentiva ancora che la chiamavano. Ormai era vicina alla macchina, la vedeva. Si dimenticò dei due. Non pensava, correva. Anche i topi quando scappano dai gatti probabilmente non pensano un bel niente, cercano di scappare e basta. Poi sentì uno sparo. Cadde sulle ginocchia. Perse il respiro per un istante. Poi tirò fuori la pistola e girandosi in direzione dei due uomini si sdraiò a pancia in giù. Svuotò il caricatore. Vide i corpi, ormai a non più di trenta metri, come impossessati, che si muovevano a scatti. Il cranio di uno esplose. Caddero. Giselle si fermò quando sentì il click della pistola che decretava la fine del caricatore. Ricaricò e rimase in quella posizione da marines per pochi secondi. Si alzò e tremando arrivò alla macchina. Dodici minuti dopo era al negozio di fotografia. C'erano tutti. Disse loro che l'avevano bucata alla schiena. Aveva un gran mal di testa e avrebbe voluto bere un goccetto. Morgenfeld invece la portò all'ospedale. 

Postato da: Barks a marzo 25, 2005 23:31 | link | commenti (1) |
giselle macmillan


Commenti
#1   05 Aprile 2005 - 14:53
 
Scusa Barks, solo per dirti che ti ho linkato alla pagina dei links in italiano della mia hp.
Guarda!
Ciao!
Giampietro
http://www.giampietrostocco.it
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