LA TERZA ERA

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lunedì, 14 marzo 2005
02.2020

Finalmente si fece sera. Sentiva il bisogno di starsene da sola. Dick le concesse il permesso di andare a dormire dove voleva, così se ne andò a casa sua. Abitava in un buco a metà tra il cielo e l’asfalto, in una soffitta tra la terza e la quarta strada.
 Mise su un po’ di musica, prese quel che restava di una bottiglia di liquore e aprì la porta che dava sul tetto del grattacielo. Anche il sole se n’era andato. Presto anche il rumore della strada si sarebbe fatto più lieve. Doveva pensare, schiarire le idee, capire.
Due cose le erano chiare: non sarebbe più tornata in prigione perché lì sarebbe sicuramente crepata e non avrebbe mai più comprato quella marca di Scotch.
Se fuggiva dal progetto rischiava il carcere. Se non fuggiva rischiava di uccidere il suo già molto debole orgoglio. Non poteva lavorare per la polizia. Poteva tornare in Russia, lì nessuno l’avrebbe trovata. Ma come l’avrebbero accolta? E l’avrebbero accolta?
Intanto il fumo e il vapore avevano già avvolto la parte alta della città e il cervello di Giselle.
Come era solita fare non decise nulla. Il tempo avrebbe deciso per lei, la musica l’avrebbe tenuta occupata. Accese l'amplificatore, passo una manò sulla chitarra, la collegò alla cassa da 180W e iniziò con vechhia canzone dei Danzig, MOTHER.  

Postato da: Barks a marzo 14, 2005 21:07 | link | commenti (1) |
giselle macmillan


Commenti
#1   19 Marzo 2005 - 19:14
 
Mi piace molto il ritmo di questo piccolo racconto. Ricorda Dick e Gibson messi assieme, con un tocco di visione presa da Syd Mead. Complimenti
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